Dal ‘Centro Paula Elizabete’ di Montes Claros, Brasile

Tutti noi ricordiamo con nostalgia il nostro essere stati bambini e l’essere stati bambini ci porta alla mente soprattutto ricordi legati al gioco … Giocare!

“Il gioco è una forma importante di comunicazione, è attraverso questo atto che i bambini possono trasportare la loro vita quotidiana in un mondo di fantasia e immaginazione. L’atto del gioco consente il processo di apprendimento del bambino in quanto facilita la costruzione di riflessioni, l’autonomia e la creatività, creando così una stretta relazione tra il gioco e l’apprendimento.”
Ogni spazio-gioco presente in una scuola deve essere pensato e progettato come uno spazio interessante che invita il bambino a giocare, favorendo il suo sviluppo, fornendo giocattoli adatti all’educazione per tutte le fasce di età dalla prima infanzia agli anni pre-adolescienziali.
L’associazione ‘Centro Paula Elizabete’ gestita e rappresentata dalla Suore della Sacra Famiglia di Montes Claros in Brasile, grazie alle donazioni di tanti benefattori, è riuscita a costruire una piccola struttura in grado di soddisfare piccoli gruppi di bambini che ora hanno la possibilità di crearsi piccoli momenti di svago giocando. E l’arte del gioco è la prima forma di crescita!

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Lettera di Fra Alessandro a due genitori adottanti a distanza

Buona sera S.,
da un po’ di tempo p. Agostino mi ha chiesto di inviarti notizie della Maria, la ragazza che avete aiutato con l’adozione a distanza.
Ti riassumo brevemente cos’è avvenuto in questi anni:
1° Maria ha frequentato e concluso a pieni voti il corso di educatrice d’infanzia.
2° Invece di cercare lavoro altrove gli ho chiesto di lavorare qui al Centro dove avrebbe comunque continuato ad abitare, non avendo famiglia non avrebbe saputo dove andare.
3° E’ diventata la responsabile del gruppo delle femmine. Lei si è trovata bene e noi benissimo. E’ stata preziosissima perché vivendo con noi era presente 24 ore al giorno e si sa che con i più piccoli bisogna sempre esserci. Gli abbiamo aperto un conto in banca dove accreditava il suo salario che gli è venuto buono quando ha deciso di metter su famiglia insieme all’Ernesto, un bravo ragazzone anche lui cresciuto con noi e formato nell’area di giornalismo.
4° Lo scorso anno si sono sposati, lei a 27 anni e lui a 29. Il programma era che abitassero qui vicino in modo da poter continuare a lavorare con noi ma invece per motivi di lavoro del marito si sono trasferiti ad Inhambane, 450 km più a nord.
5° Ora hanno una bellissima bambina che ha completato i tre mesi di vita il 13 maggio 2015.
Sono informazioni scarne ma danno l’idea degli anni che sono passati e del bene che avete fatto a questa ragazza.

Un saluto cordiale a te e alle tue amiche che hanno contribuito a rendere felice una persona.
Ciao, fra’ Alessandro

Ti allego tre foto: due del matrimonio (il vestivo è arrivato in uno dei container inviato da Martinengo) ed una della bimba con me che ne sono il “nonno”(scattata martedì 13 maggio 2015).   

 

Vicini al cammino ecclesiale

Il Centro Missionario Sacra Famiglia in collaborazione con la Congregazione vuole intraprendere un cammino di riflessione e vicinanza che viaggia parallelamente agli eventi ecclesiali che caratterizzeranno il 2015-16,con inclinazioni riferite al significato e al senso che ognuna di queste esperienze riflette sulla nostra Congregazione e sul nostro carisma.Settimanalmente proporremo alcune riflessioni riguardanti l’evento del periodo,per aiutare il lettore a vivere nella propria microscopicità di individuo credente delle esperienze che accomunano l’umanità cristiana a livello di una chiesa mondiale

Un viaggio che in…segna

Per potervi raccontare e soprattutto farvi comprende le emozioni e l’esperienza vissuta in Mozambico, dobbiamo cominciare dalle motivazioni che ci hanno spinto ad affrontare questo viaggio, da quello che portavamo nel cuore e soprattutto da chi siamo…

Innanzitutto ci chiamiamo Simone e Stefania e circa un anno fa abbiamo deciso di fondere il nostro amore con Cristo attraverso il sacramento del matrimonio, per questo abbiamo iniziato i corsi prematrimoniali presso il santuario di Martinengo; proprio in questo periodo padre Giovanni Prina ci raccontava della preparazione di questo viaggio missionario in Mozambico. Non ci sono molte parole, quando il Signore ti chiama a vivere un esperienza non bada certo a spese, ed entrambi i nostri cuori sentivano forte il richiamo di questo viaggio che in…segna.

Siamo partiti il 24 luglio e nonostante la più fervida immaginazione certo non potevamo immaginarci cosa l’Africa ci avrebbe impresso nel cuore.

Non è facile descrivere le sensazioni, le emozioni che abbiamo provato; al solo pensiero di raccontare quest’esperienza la mente torna là, a quella terra che ci ha rubato un pezzetto di cuore e che ancora lo fa battere forte come il primo giorno.

Vi starete chiedendo qual è il motivo di tanta emozione; quello che vi possiamo dire è che in questo viaggio abbiamo imparato a conoscere il vero significato delle parole gratuità, ospitalità, fede… e soprattutto gioia! Durante la prima settimana ci stupivamo di come la gente fosse abituata a salutare tutti, conoscenti o meno. Inizialmente, avendo usanze diverse, ci è sembrato qualcosa di insolito, ma con il tempo anche noi siamo stati avvolti e trascinati in  quest’ondata di accoglienza. Abbiamo iniziato a sentirci a casa e questo grazie anche ai padri che ci hanno ospitato nelle diverse missioni: padre Luca, padre Agostino, Fra Alessandro, padre Ezio, padre Fausto e Fra Franco.

Il lavoro che i padri della Sacra Famiglia hanno fatto in questi anni e continuano a svolgere  è davvero sorprendente. Seguendo ogni giorno l’esempio della loro fondatrice Santa Paola Elisabetta Cerioli hanno costruito un’università, scuole, orfanatrofi e collegi, dove offrono una possibilità di crescita educativa e formativa a molti ragazzi e bambini che hanno voglia di fare e di studiare. Ragazzi che vedono nel futuro una speranza e che si impegnano a fondo per raggiungere ottimi risultati.

Nelle tre settimane che abbiamo trascorso in Mozambico abbiamo visitato le diverse realtà e missioni di cui la Sacra Famiglia si occupa. Siamo partiti da Marracuene per poi spostarci a Maxixe e più nello specifico a Mongue. Nonostante visitassimo quasi sempre scuole, ogni zona aveva qualcosa da insegnarci, da trasmetterci. La differenza non stava solo nel paesaggio che, non possiamo negare ci ha regalato altrettante emozioni, ma soprattutto nelle persone e nei bambini che incontravamo. I loro visi e i loro occhi ci rapivano proprio il cuore! Non si poteva essere tristi, arrabbiati o annoiati con loro; era inevitabile sorridere. Lo scopo delle nostre visite era non solo quello di conoscere la realtà, ma di passare soprattutto del tempo con i bambini per farli giocare, cantare, ballare… C’è da dire però che se loro si divertono con davvero molto poco, noi ci siamo divertiti ancora di più nel vedere la gioia sui loro volti. Erano sufficiente una caramella, un palloncino o delle bolle di sapone per farli urlare di felicità. I loro abbracci saranno un ricordo che ci porteremo sempre nel cuore perchè questi piccoli gesti ci hanno insegnato ad apprezzare le cose semplici. Nella vita di tutti i giorni corriamo alla ricerca del gesto perfetto o della frase perfetta da dire, ma ci perdiamo il gusto delle cose semplici; le cose spontanee che nascono dal cuore.

Un altro aspetto particolare del popolo mozambicano è la concezione del tempo. Noi corriamo, corriamo, corriamo… tutti i giorni abbiamo mille impegni e siamo concentrati su ciò che dobbiamo assolutamente fare in tempo, senza ritardare. In Mozambico abbiamo sicuramente imparato una cosa: tutto si fa con calma! Inizialmente è stato difficile adattarsi a questi ritmi perchè, nonostante organizzassimo la giornata con determinante tempistiche, succedeva sempre un imprevisto che ci faceva ritardare. Così, dopo i primi giorni, abbiamo imparato a non prendercela e a goderci di più il tempo che trascorrevamo insieme.

Avviandoci verso la conclusione, vorremo raccontarvi da ultimo un altro grande insegnamento che quest’esperienza ci ha lasciato. Volutamente ne parliamo alla fine di questo articolo, perchè crediamo che sia l’aspetto più importante della missione, quello che ci ha fatto tornare a casa con una grande voglia di raccontare. Di questo popolo abbiamo conosciuto tante cose, le tradizioni, la cultura e tutto ciò che esse racchiudono, ma più di tutto abbiamo sperimentato la fede in Dio! Non abbiamo visto chiese sfarzose o grandi luoghi dove ritrovarsi a pregare, ma persone che anche in mezzo al nulla pregavano Dio con grande devozione e umiltà. Tutto questo, unito a ciò che ci è stato insegnato in queste settimane, ci ha fatto capire che il nostro credere non si deve limitare solo alle parole o ai gesti, ma a tutto il nostro vivere, alla nostra persona nella sua totalità. Siamo creature di Dio a cui è stato donato tutto l’Amore possibile e per questo siamo chiamati a nostra volta a donare questo grande Amore!

Ci permettiamo quindi di dire grazie a Dio che ci ha chiamati e grazie a tutti quelli hanno reso possibile questo viaggio. Grazie ai seminaristi, ai padri  e ai giovani che hanno vissuto quest’esperienza con noi e soprattutto grazie Mozambico, o per meglio dire MUITO OBRIGADO!

Simone e Stefania