Famiglia Nostra maggio-giugno-luglio

FAMIGLIA NOSTRA N. 174Cari lettori,
anche in estate la nostra Congregazione continua a stare accanto alle famiglie per aiutarle nella missione di educare i loro figli, con le attività ricreative dei nostri centri educativi e delle nostre parrocchie.
Le comunità del Brasile e del Mozambico sono invece a metà del loro anno scolastico e pastorale, che finirà solo a dicembre. Con la rivista vi raccontiamo le cose che ci stanno a cuore: le esperienze educative, la passione per il Vangelo, le storie delle persone che dedicano la loro vita (o qualche mese) alla missione di educare in nome di Gesù. Siamo contenti di condividere con voi questi passi, perché percorriamo la stessa strada e ci aiutiamo a vicenda a scoprire, nelle gioie e nelle difficoltà di ogni giorno, la presenza e la mano di Dio. Sentiamo che sarebbe necessario fare di più; soprattutto per quei tanti bambini che emigrano verso la nostra vecchia Europa senza i loro genitori.
Purtroppo le nostre forze sono limitate. Ma crediamo che è già un buon passo credere che è giusto accogliere loro e chi come loro scappa dalla guerra e dalla fame. Ne va della nostra umanità e del nostro futuro. Ne va della nostra fede, che non può essere vissuta chiudendoci in casa nostra facendo finta che non esiste chi soffre.

Il Vescovo Francesco incontra i missionari bergamaschi

LocandinaBuongiorno! Carissimi confratelli del Centro Missionario Sacra Famiglia.
Il giorno 23 giugno (giovedì) alle ore 17.30 presso il Centro Missionario il Vescovo Francesco incontra i missionari bergamaschi (preti, laici, religiose e religiosi) che sono in Italia per un periodo di riposo e vacanza o che sono appena rientrati dalla missione. Vi chiediamo il favore di farvi da portavoce rispetto a coloro che sapete essere a casa: è un appuntamento molto significativo e atteso sia per il Vescovo, sia per i missionari. Avremmo solo bisogno di sapere con qualche giorno d’anticipo, il numero di chi sarà presente per organizzare il pomeriggio nel migliore dei modi. Ringraziandovi per l’aiuto a far conoscere l’iniziativa, cordialmente salutiamo!

Martedì – 3.a di Pasqua

CatturaSVangelo Gv 6, 30-35
Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo… quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo… Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.

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Il discutere con una persona testarda è disarmante, ma a volte può risultare perfino divertente. Il testardo sembra, a tratti, ascoltare, a volte dà persino la sensazione di essere sul punto di accettare la posizione del suo interlocutore; poi, all’improvviso, ribadisce la sua, come se l’altro avesse nemmeno aperto bocca. Testardi lo siamo spesso anche noi nei riguardi di Dio, con l’aggravante che lui non si diverte di fronte al nostro comportamento infantile, dal momento che si tratta di cose troppo serie, per riderci sopra. Noi gli chiediamo la “manna”; lui ci spiega che quella è semplicemente un segno, e ci sollecita a chiedere la realtà: in altre parole lo Spirito, che procede dal Padre e dal Figlio. Ci mettiamo quieti per qualche istante, poi ritorniamo sulle nostre posizioni come bambini testardi che fanno le bizze. Abbiamo a disposizione tutta la vita, per riflettere seriamente, e per arrenderci al progetto di Dio; dopo sarà troppo tardi.

Lunedì – 3.a di Pasqua

CatturaRVangelo Gv 6, 22-29
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù… Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”.

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E’ veramente imbarazzante trovarsi a faccia a faccia con una persona autorevole, che incute rispetto per la sua saggezza, coerenza e santità. In situazioni del genere si ricorre a frasi banali e a comportamenti convenzionali. E’ il caso di coloro che hanno inseguito Gesù, e che ora se lo trovano di fronte. Hanno timore di lui, perché intuiscono che, il gesto da lui compiuto sui pani e sui pesci, esige da loro una risposta pratica, che non sono disposti a dare. D’altra parte, sentono un’esigenza fortissima di Cristo; per questo non hanno la forza di abbandonarlo completamente. Allora ricorrono a parole poco sensate e ad atteggiamenti di compromesso. Una situazione del genere può crearsi ogni volta che ci accostiamo alla celebrazione e alla comunione eucaristica: ci troviamo a faccia a faccia con Gesù; stiamo attenti a non banalizzare l’incontro. Siamo sinceri con il Signore: diciamogli chiaramente che la sua presenza ci mette in imbarazzo, che abbiamo paura di andare oltre il gesto rituale e di scoprire il senso profondo dell’eucaristia. Di fronte alla nostra sincerità, ci verrà in aiuto, e poco alla volta ci farà scoprire e vivere il significato profondo del pane spezzato e del vino versato.

Domenica – 3.a Domenica di Pasqua

iii-pasqua-preghiera-retiVangelo Gv 21, 1-19
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade… E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e cosi pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli»…

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Quante volte Pietro avrà parlato con Gesù: il Vangelo è niente di fronte ai lunghi colloqui tra di loro! Pietro l’aveva accolto in casa sua: chissà quante serate avevano passato insieme! Quante volte a Pietro sarà rimasto stampato nel cuore il fatto che lo vedeva alzarsi la mattina presto e andare a pregare. Ed ecco che Pietro si trova a dare l’esame. Sentite cosa dice il Signore a Pietro: «Mi ami tu?». Non se lo aspettava, l’ha messo in confusione. Gesù non gli ha chiesto il diritto canonico, o cose del genere, no: «Mi ami tu?». Alla terza domanda Pietro dice: «Io non ti rispondo più: Signore, tu sai tutto, dì tu se io ti amo! Per conto mio, tu lo sai che ti amo. Ma il resto, dimmelo tu, Signore! ». Gesù gli dice: «Pasci le mie pecorelle!». Quando chiederete: «Signore, cosa devo fare?», lui dirà: «Mi ami tu?». Non è superficiale questo! State tranquilli che dove c’è l’amore, si dà la vita; dando la vita dai tutto te stesso; dando te stesso farai tutto quello che 1o Spirito ti dirà, ma soprattutto rimarrai umile. Ricordatevi sempre che il segreto è lì: «Mi ami tu?».

Sabato – 2.a di Pasqua

CatturaPVangelo Gv 6, 16-21
Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva… Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro… Il mare era agitato… Gesù che camminava sul mare… disse loro: “Sono io, non temete”. Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

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Noi pure, a volte, pretendiamo che il Signore “regni” nella nostra vita, secondo le regole da noi stabilite. Lui, naturalmente, per il nostro bene, non ci può stare; allora ce ne andiamo imbronciati verso altri lidi, credendo di trovare chissà mai che cosa. Prima o poi, ci ritroviamo nel buio più assoluto, nel bel mezzo di una terribile burrasca, con il pericolo reale di andare a fondo. A questo punto ci troviamo a un bivio: possiamo continuare a procedere da soli verso la rovina, oppure possiamo deciderci a riprendere a bordo Cristo. L’evangelista ci indica con chiarezza la scelta da compiere.

Venerdì – 2.a di Pasqua

CatturaQVangelo Gv 6, 1-15
Era vicina la Pasqua, la festa dei giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”… Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie , li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero.

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Nel racconto di Giovanni, Gesù non solamente compie il miracolo, ma lui stesso in persona distribuisce ai presenti il pane e i pesci moltiplicati. L’evangelista intende sottolineare l’assoluta centralità di Cristo nell’opera redentrice, con la quale intende sfamare, sia materialmente che spiritualmente, tutti gli uomini. Anche la mediazione, però, è messa chiaramente in luce. Gesù esige la consegna dei cinque pani e dei due pesci che il ragazzo possiede; comanda che si raccolgano i resti, che dovranno essere distribuiti dagli apostoli alle dodici tribù d’Israele, rappresentative dell’umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Questi riferimenti sono così importanti, che Gesù si ritira in disparte angustiato, quando le folle sfamate dimostrano di non averli compresi. E noi li abbiamo compresi? Quando partecipiamo all’eucaristia, anche se è dono già tutto preparato da Cristo, ci premuriamo almeno di portare all’offertorio quel poco di bene che abbiamo compiuto durante la settimana? Viviamo il “dopo messa” come impegno a donare ai fratelli, in particolare a quelli assenti dalla celebrazione, quanto Cristo ci ha donato con abbondanza

Giovedì – 2.a di Pasqua

CatturaOVangelo Gv 3, 31-36
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “Colui che viene dall’alto è al di sopra di tutti… Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero”.

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Durante la vita pubblica, gli scribi e i capi hanno discusso a non finire, sulla natura della rivelazione e della missione di Gesù. Continuano a farlo, anche dopo la sua risurrezione. Con le loro speculazioni arrivano, al massimo, a vedere Cristo come un “colui” che disturba la loro quiete. I discepoli fanno esperienza diretta di Gesù, come lui la fa del Padre; per Dio, il Signore ci dona lo Spirito Santo senza misura. Noi ci limitiamo a discutere di religione, o ci impegniamo a fare esperienza viva di Dio? E quale esperienza? Se Dio rappresenta una delle tante realtà della nostra vita, in noi regna il caos. Se lui ha il primato, nella nostra esistenza regna l’ordine. Se Dio è il solo, in noi regna la santità.

Mercoledì – 2.a di Pasqua

CatturaNVangelo Gv 3, 16-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui… chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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Come prova del suo infinito amore per gli uomini, Dio ha mandato il suo Figlio unigenito per redimere l’umanità perduta. Mandando suo Figlio, Dio ha dato la possibilità ad ogni persona di non perire, ma di possedere la vita eterna, la vita che è da sempre. Questa vita eterna è una particolare partecipazione dell’essere di Dio, è una vita soprannaturale (è oltre la natura umana), è una partecipazione alla vita divina della Santissima Trinità, ed è la luce degli uomini. O si è nella fede in Cristo e si ha la vita eterna, la vita di Dio, oppure si rifiuta Cristo e si ha la distruzione. Chi rifiuta Cristo si condanna da solo perché si pone deliberatamente fuori da quella vita che immette in Dio per sempre. Obbedisci a Gesù che ti dice: «Vieni e seguimi» ed entrerai sempre più nella vita vera.

Martedì – 2.a di Pasqua

CatturaFVangelo Gv 3, 7-15
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito»… «… Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo… ».

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Per poter condurre la vita umana, perché sia veramente umana, è necessario rinascere dall’alto, cioè rinascere per un nuovo seme di vita che viene messo dentro di noi e che diventa un principio attivo. Il Signore ce lo ha rivelato: questa rinascita dall’alto non è altro che accogliere il dono che il Signore ci fa della sua stessa vita. Noi su questa terra, già dal Battesimo, partecipiamo alla vita che è definitiva perché è eterna. Si vede bene quando questa vita agisce dentro di noi, perché colui che già vive questa vita è un affamato della realtà divina. Pur nella sua umiltà, semplicità, ha una marcia in più, ha qualcosa dentro che anche i non credenti percepiscono. Come viviamo, noi, questa certezza che garantisce il Signore? Se noi crediamo nella vita eterna lo si vede dal come viviamo su questa terra, perché viviamo già nella vita eterna. Proviamo a guardare nel nostro cuore se crediamo veramente nella vita eterna, perché se ci crediamo veramente bisogna essere forti, vivi. Chiediamo perdono per tutte le volte in cui viviamo quello che non è vita.