Martedì – 4° di Quaresima

11222472_903163916438728_884276072156080609_nVangelo Gv 5, 1-3a.5-16
Vi è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina… Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù , vedendolo disteso e sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?… Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare..
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Gesù si avvicina alla folla e, in modo paradigmatico, ne guarisce un componente, quello più solo e abbandonato, che non ha nessuno che l’aiuti. L’iniziativa è indispensabile per la salvezza: se Cristo non si fosse interessato del paralitico, che attendeva da trentotto anni, questi avrebbe atteso ancora all’infinito. Occorre pure la collaborazione umana. Nel paralitico sembra esserci solo parzialmente, in quanto non capisce a fondo il dono della salvezza totale, che Cristo vuole offrirgli. Per questo si ritrova guarito, ma non salvato. Non sa nemmeno chi l’abbia guarito. Quando l’impara, non fa alcuna professione di fede in Cristo; anzi si reca a fare la spia, ed è occasione almeno implicita, dell’odio iniziale dei capi verso Gesù. Si può sottolineare la diversità di comportamento tra questo miracolato e il cieco nato, che professa Cristo e accetta di essere “scomunicato” per lui. Il nostro comportamento nei riguardi dei doni che Dio ci elargisce in continuazione, assomiglia a quello del paralitico della piscina o a quello del cieco nato? Attenzione, perché, scegliendo un comportamento anziché l’altro, ci giochiamo in positivo, o in negativo, la nostra salvezza eterna.