Il Mio Viaggio – Veronica Cassis

Veronica-Cassis-Mozambico-2014-07Cavernago, 23/04/2014

Siamo a giugno 2013 e padre Luca torna in Italia dal Brasile. Viene invitato a cena a casa dei miei e voglio esserci anche io: devo fargli un sacco di domande riguardo il suo lavoro in missione. Lo ammiro molto per la sua scelta così come ammiro tutte le persone che si prestano ad aiutare il prossimo. A tavola scopro che non tornerà più in Brasile, ma che verrà destinato in Mozambico. Così comincia a tornare a galla il desiderio che avevo da anni, quello di andare a trovarlo in Africa (infatti già con la sua prima esperienza avevo il sogno di raggiungerlo, ma non avevo mai avuto modo di realizzarlo). La voglia di conoscere un mondo diverso dal nostro, così lontano ma non per questo non reale, mi ha portato a fare la mia scelta. Ma in questa decisione ho visto in me la voglia di accrescimento e cambiamento personale, con la speranza di tornare più ricca nel cuore e nell’anima.

Così parlando con Padre Luca nei mesi successivi ho appreso con tutta la mia felicità che la cosa si poteva fare. Abbiamo stabilito insieme la durata della visita (un mese) e il periodo (marzo), compatibilmente con i suoi impegni e il mio lavoro.

Dopo l’incontro alla sacra Famiglia con Padre Vittorio Carminati, che ha voluto conoscermi prima della partenza e raccontarmi qualcosa della situazione in Mozambico, ho prenotato il volo aereo. Non poche difficoltà a organizzare l’occorrente per la partenza, ma con il prezioso aiuto di Padre Vittorio e Padre Giovanni Prina, l’ansia di non riuscire a fare tutto, e nel modo giusto, è sparita –quasi- subito.

Arriva il fatidico giorno: parto la sera del 10 Marzo da Malpensa e arrivo a Maputo l’11 Marzo nel primo pomeriggio. Ad attendermi all’aeroporto Padre Luca con Giorgio, volontario Italiano in Africa per un anno.

Il primo impatto con la capitale mi lascia a bocca aperta. Caotica e viva. Nel tragitto verso Marracuene è un continuo stupore. Faccio conoscenza per la prima volta della chapa: un pulmino che potrebbe portare al massimo una decina di persone per i miei gusti…invece vedo donne, uomini e bambini ammassati ai vetri. Mi manca il respiro per loro.

E poi i mercatini, e ancora mercatini di ogni genere lungo la strada: si alternano i colori della frutta e della verdura, i banchetti delle bibite, delle scarpe, dei jeans, delle gomme delle macchine, della legna, dei mattoni e dei polli. Si può trovare davvero di tutto.

Le donne, con le loro kapulane colorate, portano sulla loro schiena i bambini e, come se non bastasse, caricano pesi a dir poco impensabili sulla testa.

Indescrivibile il paesaggio con il suo cielo blu, la terra rossa e le distese verdi. La pace dell’anima.

Arriviamo alla congregazione della Sacra Famiglia: sono emozionantissima. Vedo i primi bambini e ragazzi del centro e della scuola che mi guardano incuriositi.

Faccio conoscenza di Luisa, volontaria Italiana in Africa per tre anni,che mi accoglie con il suo meraviglioso sorriso. Saluto Fra Alessandro. Se possibile, la sua barba è diventata ancora più lunga. Arriva poi il benvenuto di Padre Agostino, che incontro in quel momento per la prima volta. L’accoglienza è calorosa e mi sento subito a mio agio.

Durante la mia permanenza di un mese ho avuto modo di scontrarmi con un mondo completamente nuovo e diverso da dove sono abituata a vivere. Scopro che la sanità è praticamente inesistente. Una cosa che mi manda fuori di testa. Il diritto alla salute non si può negare a nessuno. Per non parlare dell’istituzione scolastica, carente. I trasporti pubblici disorganizzati e le strade dimesse. La maggior parte della popolazione è davvero povera e vive in baracche di lamiera, impraticabili durante il giorno a causa del caldo soffocante.

Ma nonostante io sia una straniera nella loro terra, si rivelano persone molto ospitali. La prima volta che ho partecipato alla Messa in una piccola comunità sono rimasta piacevolmente stupita: alla fine della celebrazione Padre Luca mi presenta a tutti e loro mi danno il benvenuto cantandomi una canzone. Mi sono venuti i brividi ed ho quasi pianto, senza il quasi. Fuori dalla Chiesa tutte le donne e gli uomini mi salutano dandomi la mano. Mi sento accettata, sto bene.

In questo mese ho avuto anche la possibilità di andare a Maxixe e conoscere Padre Ezio,Padre Fausto, Fra Franco, Padre Adailton e le suore, impegnati con l’università. Bellissimo anche lì e varrebbe davvero la pena rimanere più tempo anche per i meravigliosi posti, come il paradiso terrestre di Mongue. Ma bisogna rispettare la tabella di marcia e dopo qualche giorno rientro a Marracuene.

Pian piano il tempo passa. Mi integro sempre di più con i ritmi e le esigenze del posto, entro in sintonia con i ragazzi del centro e i bambini mi scaldano il cuore.

Il lavoro svolto dai Padri, dal Fra e dai vari volontari in questi anni ha dato i suoi frutti. La scuola, l’asilo, l’orfanotrofio sono ben organizzati. Il posto è stupendo e i ragazzi sono in gamba: i più grandi aiutano i più piccoli.

Ma il lavoro non ha mai termine. E gli intoppi sono sempre dietro l’angolo: salta la corrente nei momenti meno consoni e la pompa dell’acqua fa disperare. C’è sempre qualcosa da fare e le idee nuove nascono come funghi. E anche se manca tutto, non manca mai la buona volontà.

Trovo molta ammirazione per il lavoro che stanno facendo i missionari. Dedicano la loro vita per aiutare quella degli altri (scusate se poco). Tutti noi dovremmo prenderne un po’ spunto. Questo mi fa riflettere. Vorrei far qualcosa di concreto anche io. Mi rendo conto che in un mese di tempo non si può realizzare un progetto vero e proprio, infatti si aiuta per di più nel quotidiano, ma voglio pensare a qualcosa che possa servire a contribuire in qualche modo, e non necessariamente mentre sono ancora in Africa, ma anche da casa. Così alla prima occasione parlo delle adozioni a distanza, dei possibile mercatini dell’equo e solidale, di come posso trasmettere questa mia avventura alle persone che conosco in Italia, perché anche qualcuno di loro possa decidere di fare una scelta come la mia. Una piccola esperienza che ti cambia. Si torna diversi.

Arriva il momento di rientrare a casa. Manca la voglia, ma la mia realtà, è un’altra. I primi giorni sono strani. Mi sembra di essere stata catapultata tutto d’un tratto in un universo parallelo che corre, corre e non aspetta nessuno. I problemi sono diversi, ma non so come spiegare, riesco a dargli un peso differente.

Pare che io dia più importanza ai valori più belli della vita e sorvoli sugli aspetti più banali, per cui non vale la pena andare in ansia, preoccuparsi e prendersela.

Rifletto che solo per il semplice fatto di nascere dall’altra parte del mondo, si è destinati ad un futuro diverso. Mi ritengo fortunata. E trovo giusto che parte della mia fortuna possa essere donata anche agli altri. Sono felice di aver potuto vivere questa esperienza e penso che la felicità sia reale solo se condivisa. Così eccomi qui a scrivere per tutti coloro che vogliono saperne qualcosa in più.

Vorrei concludere con un grazie, anzi, obrigada a chi mi ha permesso di realizzare questo sogno, perché in questo mese ho ricevuto di più di quello che ho dato.

Veronica