Venerdì – 3° di Quaresima

11058665_898395370195668_631627066003127066_nVangelo Mc 12, 28-34
… Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”...

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L’insegnamento del vangelo è attualissimo. Anche oggi abbiamo la sensazione, religiosamente parlando, di essere sommersi da una farragine di “cose da fare”, di regole da osservare, di pericoli da evitare. Senza la carità, siamo come cembali squillanti. Il termometro per misurare la nostra spiritualità, non è tanto il volume delle “cose importanti” che facciamo, ma l’amore di Dio che possediamo. Il mezzo, poi, per verificare, in modo disincantato, la carità che nutriamo verso Dio, è di esaminare il volume e la qualità di quella che esercitiamo verso il prossimo e, in particolare, nei riguardi delle persone “più prossimo” di tutte; vale a dire, verso quelli di casa, che spesso trascuriamo, con il pretesto di dover servire il “terzo mondo”. Gesù ci avverte pure che non siamo in grado di amare rettamente il prossimo, se non amiamo noi stessi nel modo giusto. Se, ad esempio, abbiamo di noi una cura narcisistica, un’attenzione sensuale, una preoccupazione avida, riverseremo inevitabilmente sul nostro prossimo anche se in modo inconscio, questi sentimenti morbosi. Se, al contrario, ci ameremo come figli di Dio e rispetteremo in noi tale dignità con coerenza, saremo capaci di amare gli altri nella giusta prospettiva umana e cristiana.