Diario del viaggio in Mozambico 2012

Questo diario è stato scritto da Graziano, uno dei ragazzi che ha potuto vivere l’esperienza del viaggio in Mozambico la scorsa estate, insieme ad altri giovani di Castel Covati e Toscolano Maderno, accompagnati da don Giovanni e padre Giuseppe. Buona lettura!

Il diario del nostro viaggio è nato per essere un contenitore pubblico delle emozioni che ci aereohanno accompagnato durante la nostra avventura mozambicana. Certo, il punto di osservazione è inevitabilmente soggettivo, ma la pretesa è quella di racchiudere dentro queste pagine le sensazioni che credo tutti abbiamo provato calpestando la terra rossa africana. Ho inserito alcune immagini per accompagnare la lettura del diario, e ho volutamente evitato di utilizzare fotografie che ci ritraessero in prima persona; la mia scelta è dettata dal desiderio di lasciare all’immaginario e ai ricordi che ognuno di noi ha nel cuore il compito di far scorrere le diapositive più belle che nell’intimo hanno segnato le nostre giornate in Africa. Spero di essere riuscito nell’ardua impresa di fissare su carta almeno un po’ della magia che il viaggio ci ha regalato, e spero che tra qualche anno, rileggendo qualche riga del diario, vi tornino alla mente le giornate speciali che il Mozambico è stato capace di farci vivere. Prima di lasciarvi alla lettura, voglio ringraziare Veronica per il prezioso e paziente aiuto prestato per la trascrizione del manoscritto… Grazie! E adesso, buon viaggio… di nuovo!

28 luglio 2012 (in viaggio)

Partiti! Manu con la febbre a calare… Ma che sudata. L’insalata del panino giusto merita di essere ricordata. Volo lungo, dormito un casso, bidelle dell’aereo malmostose! Solo gli italiani potevano colonizzare (o quasi) un Paese come l’Etiopia… Comunque in coda si sente tutto! Cosa ci vanno a fare tutti sti china in Mozambico? Aria condizionata a palla sempre… Metti turistico come “motivo del viaggio” che fanno meno storie. Aperte tutte le valigie ma salvi tutti i salami. Leggi tutto… “Diario del viaggio in Mozambico 2012”

Ecco Bianda!

2012_8281Bianda è una bella bambina che ha appena compiuto il suo primo anno di età, è molto dolce e affettuosa e sta crescendo regolarmente, in buone condizioni di salute. Vive nei dintorni di Maxixe insieme ai genitori, in una casupola fatta di paglia e canne, una delle poche capanne della zona provvista di acqua e corrente elettrica. Il papà della bambina lavora come muratore presso una ditta del posto mentre la mamma è molto giovane e sta ancora studiando ma nel tempo libero coltiva la terra del loro orto per avere frutta e verdura da vendere al mercato. Bianda non sta ancora frequentando la scuola dell’infanzia perché troppo piccola, però è una bambina socievole e gioca volentieri con le altre bambine, soprattutto con le bamboline che sua mamma le prepara con un po’ di paglia e stoffa. La famiglia ringrazia di cuore i padrini per tutto l’aiuto che stanno dando alla bambina sostenendola a distanza.

Gesù non abbandona chi sceglie

andre2Quali sono i sentimenti a questo punto del tuo percorso vocazionale (la Prima Professione Religiosa) nella Congregazione della «Sacra Famiglia? Avendo trascorso un anno a Marracuene dedicandomi alla tappa del Noviziato Internazionale, ho attraversato molte esperienze come, ad esempio, la vita comunitaria, la preghiera, la condivisione con i bambini, eccetera…, che mi hanno aiutato a giungere alla decisione finale di diventare religioso della Congregazione della Sacra Famiglia. Ora come consacrato mi sento molto felice, sicuro, completo, rinnovato, vivo, cioè mi sento realizzato in tutto il mio essere. Ho il desiderio, in questa nuova tappa della mia vita, di continuare confidando sempre in Dio, lasciandomi modellare dai miei Superiori, approfondendo sempre più la conoscenza della Congregazione, della Fondatrice, degli studi teologici. Vorrei continuare nel mio cammino dando passi decisi e concreti.

andrePronunciare i voti, cioè consacrare la propria vita a Gesù, è risposta di fede e di amore alla Sua chiamata. Cosa Gesù ha inteso rivelare “in te” lungo il Noviato? Gesù mi ha suggerito che colui che confida nel Suo amore e nella Sua misericordia, non sarà mai solo o infelice, anche stando lontano da casa, dalla famiglia, dagli amici, dalla patria. Ha rivelato al mio cuore che mi ha scelto per dare continuità alla Sua missione. Mi ha confidato che solo dando il meglio di me in tutto ciò che faccio, la ricompensa sarà grande; e, davvero, ho incontrato già questa ricompensa nel sorriso di tutti i bambini con cui sono entrato in relazione. Pertanto, Gesù mi ha detto che ero nel posto giusto.

Quale maturazione il tempo del Noviziato ? Il Noviziato è stato per me un tempo per «prendermi in mano». Una tappa esistenziale che mi ha fatto fare un cammino inverso e cioè, entrare nel mio intimo e scoprire cosa stavo cercando. Credo di essere cresciuto in quest’anno, ma soprattutto è maturata la mia umanità, poco a poco che l’esperienza avanzava. Il contatto con i bambini, (abbracciare, sorridere, insegnare, stare insieme, giocare, tenersi per mano) è stata una esperienza che mi hanno aiutato a rafforzare il desiderio di diventare religioso. Pertanto, la tappa del Noviziato ha indicato un ritorno a me stesso, in ciò che sono, per prendere – da lì dentro – una decisione di vita.

Certamente il Noviziato a Marracuene per il fatto di essere «internazionale» ti ha permesso di imparare molto. Non è vero? Il fatto che il Noviziato sia, per la nostra Famiglia religiosa, «internazionale» mi ha dato la possibilità di vivere un contatto familiare con altri religiosi e di meglio comprendere il grande valore dell’essere missionario. Ho interiorizzato che senza Dio non avrei mai potuto giungere dove ora sono. Ho appreso il valore della vita comunitaria. Ho sperimentato che con l’amore e la dedizione si possono fare molte cose; che un sorriso, un abbraccio, una parola amica, lo stare insieme possono cambiare qualcosa nella vita personale e in quella degli altri. Ho confidato più in me e nelle persone che mi accompagnano.

Intervista ad André Kleber dos Santos

Progetti condivisi

Stiamo giungendo al termine del sessennio (2007 – 2013). Tra pochi mesi (maggio 2013) il 19º Capitolo generale avrà il compito di valutare il cammino della Regione del Brasile ed, eventualmente, rinnovare la carica di governo. Che cosa pensi al riguardo? Quali sono le tue considerazioni in questi mesi di ‘attesa’ e di ‘passaggi’? I mesi che ci separano dal Capitolo generale sono mesi importanti per l’intera Congregazione. Il tempo di preparazione ad un Capitolo è tempo propizio per fare delle analisi ma anche e soprattutto per condividere un cammino. Ciascuno, ovunque abbia lavorato in questo sessennio, ha cercato di dare il meglio di sé per far crescere il senso di famiglia della nostra Congregazione. La Regione brasiliana ha fatto la sua parte. È cresciuto il senso di appartenenza, di visione globale della Congregazione, ha espresso un senso di missionarietà nuovo (si pensi all’invio in missione di padre Cezar e padre Adailton), ha rafforzato la riqualificazione carismatica delle opere, ha creato un gruppo di giovani che si ispirano alla spiritualità della Fondatrice, si sta impegnando in un impegnativo progetto apostolico in Jandira. Sono tutti passi nella direzione giusta. Certo non mancano difficoltà e sfide. La società brasiliana è una realtà in profonda mutazione, e anche lo stile di evangelizzazione deve cambiare con essa. Servono linguaggi nuovi, strategie nuove, forze nuove. Le giovani vocazioni autoctone ci stanno stimolando e non poco a percorre strade nuove di evangelizzazione. È un cammino entusiasmante. Rispetto al problema delle “cariche” penso non sia un problema di nomi o persone, ma di progetti condivisi e di trasparenza. In questi anni abbiamo lavorato per allargare la base del consenso, sulle cose di Congregazione e di Regione, a tutti quelli che volessero dare un contributo fattivo; penso che in parte questo risultato si sia ottenuto. Chi sarà chiamato a guidare l’intera Congregazione o una sua parte, non potrà che inserirsi, con la sua originalità, in questo cammino.

Quali, in sintesi, gli obiettivi verso cui la Regione si è mossa nel sessennio? Potremmo dividere il sessennio in due momenti: i primi tre anni sono serviti a me e alla Regione per riflettere sullo stato della situazione e individuare i luoghi più urgenti di evangelizzazione. Il secondo periodo, per far crescere un consenso e un’attività nuova attorno a questi nodi. Arrivare in Brasile senza conoscere la realtà è stato difficile per me e per coloro che mi hanno accolto. Io ho dovuto fare lo sforzo, nel più breve tempo possibile, di conoscere la ricca realtà delle missioni brasiliane, i Religiosi della Regione, invece, hanno dovuto avere la pazienza di aspettare e hanno dovuto fare lo sforzo di adattarsi ad uno stile differente. La dinamica evangelizzatrice che i Religiosi della Sacra Famiglia esprimono in Brasile è molto ricca e da tutti riconosciuta. Famiglie, giovani, vescovi non nascondono la soddisfazione per l’opera di apostolato e di testimonianza cristiana che i padri offrono. Il lavoro di questi anni è stato quello di fare una ricognizione di tutto questo ricco lavoro, discernere ciò che andava rinnovato e soprattutto unire le forze dell’intera Regione. Ne sono nati tre percorsi (ben evidenziati nel Progetto Apostolico di Regione) che incarnano i nostri tratti carismatici: i simposi sull’educazione, per qualificare carismaticamente la nostra azione educativo-assistenziale, la “Juce”, l’incontro della gioventù cerioliana e l’incontro delle famiglie delle nostre parrocchie, per dare un’impronta nostra alla vita parrocchiale. Accanto a questi percorsi trasversali, ne è nato uno più specifico che sta coinvolgendo la Regione da ormai due anni: la costruzione di un Centro educativo innovativo in Jandira, con scuola primaria, secondaria e facoltà umanistica. Ormai il progetto è bene avanzato, ci auguriamo possa vedere la luce nel prossimo anno.

Cosa resta da fare? Quali le ‘lentezze’ che minacciano il cammino ‘evangelico’ e ‘carismatico’ della Regione? Il lavoro da fare è ancora tantissimo. Innanzitutto si tratta di consolidare i percorsi appena citati e farne nascere altri. Una delle priorità per il prossimo anno è la ripresa della proposta vocazionale. Fino adesso le cose sembravano scontate, ma non è più così. Alcune aree del Brasile stanno soffrendo un considerevole calo delle vocazioni e anche la nostra Congregazione ne è sensibilmente toccata. Vivere il Vangelo, testimoniare il carisma deve andare di pari passo con una seria proposta vocazionale. È richiesto a tutti i Religiosi, ma anche ai laici che collaborano nelle nostre parrocchie, di farsi carico della promozione vocazionale. Vorremmo sfruttare il grande movimento di animazione dei giovani favorito dalla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà nel luglio di quest’anno a Rio de Janeiro, per coinvolgere i giovani con una proposta di consacrazione religiosa e/o sacerdotale. Un’altra priorità è la formazione dei laici. Come in Italia anche qui è difficile trovare laici disponibili ad assumere impegni di responsabilità all’interno della Comunità. La Congregazione deve predisporre itinerari di formazione, usando anche internet, per consolidare e fidelizzare questi collaboratori. Conoscere il carisma e capirne la potenzialità evangelizzatrice, rafforza il senso dell’appartenenza e della cooperazione.

Per te, padre Roberto, il servizio di Superiore regionale ha coinciso con la prima esperienza missionaria. Che cosa hai imparato in questi anni? Cosa ti hanno insegnato la Regione, la Chiesa ed il Popolo brasiliano? L’esperienza missionaria brasiliana mi ha insegnato tantissimo. La frase fatta che si usa in queste circostanze è che «è molto di più quello che ho ricevuto di quello che ho dato». Ma è molto di più di una frase fatta. La cosa in assoluto che questa esperienza brasiliana mi ha insegnato è il valore delle relazioni. I contatti umani, il valore della persona, essere vicino ai suoi stati d’animo, prendersi cura dell’altro… è un valore che il popolo brasiliano ti trasmette. Noi occidentali pensiamo subito ai progetti, alle cose da fare e ci dimentichiamo delle persone con cui stiamo facendo o vogliamo fare le cose. Anche nell’evangelizzazione spesso puntiamo più alle strategie che alle persone. In Brasile niente inizia senza un “bom dia”, un saluto, un abbraccio. È la prima e fondamentale forma di umanizzazione e forse di evangelizzazione. Ma l’elenco delle cose che ho imparato in questa esperienza missionaria sono davvero tantissime… mi auguro di avere il tempo di impararne ancora molte altre…

Amo i poveri e il Brasile

Caro padre Marco come è natala tua vocazione? Nel 1955 avevo 10 anni ed osservando l’Ordinazione sacerdotale di un giovane del mio paese nativo (Oltre il Colle) ho sentito la chiamata al sacerdozio; in modo speciale ho sentito che avrei dovuto essere missionario. Entrato nel Seminario della Congregazione della «Sacra Famiglia» ho emesso i Primi Voti religiosi nel 1965 e sono stato Ordinato sacerdote nel 1970.

Attualmente eserciti il tuo ministero di religioso e sacerdote presso la Parrocchia «Sagrada Família» di Montes Claros. Com’ è la tua esperienza? La realtà della Parrocchia Sacra Famiglia di Montes Claros è molto complessa. È, infatti, una comunità sita nella periferia di una grande città, molto povera e ricca di disoccupazione. I problemi più gravi sono legati alla droga tra i giovani, alla prostituzione infantile, alla marginalità, alla criminalità, alla fragilità delle famiglie che si trovano distrutte, alla precaria attenzione per l’istruzione. La Parrocchia, poi, è articolata in comunità urbane e da comunità rurali; il lavoro è molto ma non sono solo: con me dal 2011 è arrivato, in qualità di coadiutore parrocchiale, p. Aurelio Fratus. Per noi le priorità pastorali sono: la famiglia, i bambini poveri, gli adolescenti e i giovani. Il fatto di essere religioso della Sacra Famiglia mi aiuta a privilegiare chi non ha futuro, sia in senso ‘materiale’ che ‘spirituale’: è così che cerco di vivere il carisma e la spiritualità ceriolana. Mentre io lavoro quasi esclusivamente in Parrocchia, p. Aurelio vive anche una bella collaborazione con le nostre Consorelle della Sacra Famiglia di Montes Claros, impegnandosi presso il Centro dei Bambini e Adolescenti Santa Paola Elisabetta Cerioli, da loro organizzato presso la Casa madre.

Qual è l’esperienza, il ricordo più bello che porti con te in tanti anni di missione brasiliana? Posso affermare che il momento più bello dei miei 38 anni di vita missionaria in Brasile è stato vedere bambini rachitici, in fin di vita, rinascere e crescere attraverso la Pastorale dei bambini (Pastoral da Crança) che ho fondato nelle varie parrocchie in cui sono stato. Bambini senza vita, crescere forti e pieni di vita. É senz’altro l’esperienza che più mi ha commosso. Un altro elemento positivo che mi ha accompagnato nella mia vita missionaria è stata l’esperienza di camminare con i laici e per i laici.

marco2E il ricordo più doloroso, più impegnativo e più difficile? Il momento più difficile e doloroso è stato quando ho provato sulla mia carne l’ingratitudine umana di alcune persone che avevo aiutato a vivere. Io faccio parte della Chiesa brasiliana, una chiesa che vuol vivere con il popolo, una chiesa che ha cercato di applicare le scelte del Concilio Vaticano II , una chiesa aperta all’ispirazione dello Spirito Santo, una chiesa modello per i Paesi dell’America Latina. Qualcuno ha ferito questi miei ideali.

Montes Claros è una città che facilita il contatto con i più poveri. Che cosa hai imparato da loro? Che cosa fai con loro, per loro? Come ho detto precedentemente la Parrocchia «Sacra Famiglia» di Montes Claros, di cui sono parroco, è una parrocchia con la presenza di molti poveri. I poveri sperano di ricevere molto in alimentazione, medicine, pagamento delle fatture di acqua e luce, ecc. Nello stesso tempo noi impariamo molto dai poveri, come l’accoglienza, la generosità, l’aiuto mutuo, la disponibilità nel servire che è più povero, soprattutto i bambini. Come avevo fatto nelle parrocchie di Assai e Peabiru, cosi appena nominato parroco della Parrocchia Sacra Famiglia di Montes Claros ho impiantato la Pastorale dei Bambini. In Parrocchia ne seguiamo più di 1.300, nella zona urbana e rurale. Chi segue questi bambini, necessariamente entra in relazione con le loro famiglie. Chi si preoccupa della salute dei bambini sono più di 100 persone volontarie, la maggior parte donne, a loro volta provenienti da famiglie povere. Il povero è più aperto alla sofferenza dell’altro. Questi sono tutti elementi che insegnano a noi religiosi una maggiore dedicazione per chi è necessitato e per chi non ha futuro. Molte persone in Italia mi chiedono se non è arrivata l’ora di ritornare in Italia. Non nego la necessità dell’evangelizzazione in Italia, ma collocando le due necessità tra Brasile e Italia preferisco continuare in Brasile, sempre con il permesso dei miei Superiori.

Cosa rappresenta per te il Brasile? Cosa è stato per me il Brasile? In Brasile mi sono sentito e mi sento realizzato come persona umana, come cristiano, come religioso della Congregazione della Sacra Famiglia di Martinengo e come Sacerdote.

Intervista a p. Marco Ceroni

Ripartire di nuovo

Scrivo queste poche righe per condividere con gli amici l’esperienza di come le sorprese di Dio si realizzano nella nostra vita trasformandola. Durante il Tempo di Pasqua del presente anno, mi sentivo internamente disturbato a causa dell’aspettativa creata dalla chiamata ad una nuova missione. Mi trovavo bene a Vigna Pia (Comunità di Roma) e speravo continuare in quell’attività pastorale ancora un poco. Quanti pensieri, quante domande e resistenze ho provato! Un giorno, chiedendo lumi al Signore, trovai un breve testo del caro Mons. Helder Câmara che mi fece riflettere: «Accetta le sorprese che trasformano i tuoi piani, sgretolano i tuoi sogni, danno una direzione totalmente diversa al tuo cammino, e chissà, alla tua vitaNon succede a caso. Da libertà al Padre dei cieli perché Lui conduca il senso cezardei tuoi giorni». Realmente sentii che non potevo controllare la mia vita per il fatto che l’ho consacrata a Dio; sappiamo bene che «chi desidera conservarla la perderà…!». «Accetta! », ripetevo a me stesso: «sarà bello partire di nuovo…» Sostenuto dal Signore nella preghiera, animato dalla condivisione con i confratelli ho finito per accettare questa nuova sorpresa di Dio per me e, pur senza percepire bene tutto il suo significato, sentii che valeva la pena per me confidare e sperare in Colui che senza mio merito mi ha chiamato a seguirlo. Non è la prima volta: a ciascuna chiamata ricevuta il Signore ha dato novità ed ha concesso le grazie necessarie per portarle; ciò a partire già dagli anni della formazione! A volte la mia ragione collocava questioni e Dio parlava più forte al mio cuore! Ho potuto continuare nell’esperienza internazionale, consacrarmi nella Professione perpetua, nell’ordinazione. Oggi non mi pento affatto di nulla: so che è il Signore a condurmi! Le esperienze nel lavoro formativo in Brasile me lo hanno dimostrato: tante sfide e conquiste vissute insieme ai giovani, alle loro famiglie ed alla Congregazione, mia famiglia, mi confermano nella coscienza che l’azione provvidenziale del Padre veniva e viene in soccorso ai miei limiti. Ho sperimentato che non esistono casualità, quando ci lasciamo guidare dal Signore, anche se certe proposte appaiono difficili; al momento opportuno la volontà di Dio si rivela e possiamo cogliere il frutto del suo Amore. Nel 2009 fui inviato a Roma dove, inserito nella Comunità di Vigna Pia, ebbi la possibilità di approfondire gli studi teologici e vivere una ricca esperienza pastorale presso la Parrocchia «Sacra Famiglia a via Portuense». Ne è valsa la pena di tutto e mi sento molto grato alla Congregazione e a quella Comunità: ai confratelli, ai collaboratori, ai giovani, ai bambini e loro famiglie: mi accolsero e mi aiutarono a vivere un vero tempo di grazia. A fine agosto sono partito ed ora eccomi in Mozambico! Una nuova Comunità mi ha accolto fraternamente e, non senza resistenze, dovute alla mia debolezza, sto cercato di dare a Dio Padre la sua libertà affinché Lui mi conduca. So che Lui è fedele e non abbandona, sostiene ed anima il cammino. Vedo dischiudersi davanti a me un mondo nuovo, pieno di bellezze e misteri, sfide ed attrazioni, non so come sarà … continuo fiducioso, desideroso di corrispondere, secondo le mie capacità, a questa nuova opportunità di crescita e di grazia che le sorprese di Dio vorranno offrirmi.

p. Cezar L.E. Fernandes

Cuochi per bene. Sacra Famiglia in Missione

Chicco CereaLa Missio della Congregazione Sacra Famiglia come è desiderio dello spirito cristiano, è l’annuncio del Regno di Dio a tutti gli uomini, poveri e ricchi, del sud del mondo e del nord, questo lo immaginiamo tutti. Ma non tutti probabilmente sanno come tutto ciò si declina per la nostra famiglia religiosa. La Sacra Famiglia fondata da Santa Cerioli nel 1863, ora è presente oltre che in Italia, in Brasile e dal 1997 in Mozambico, paese che secondo le stime Onu del 2008 occupava il penultimo posto per grado di ricchezza, Pil e sviluppo.

La Sacra Famiglia ha aperto la prima Casa in questo Paese nel 1997, a Marracuene nei pressi di Maputo, la capitale, una seconda l’anno successivo a Maxixe, a 450 km dalla capitale ed è in costituzione una terza, quella di Mongue dove vivono e lavorano padre Vittorio Carminati e fratel Gianfranco Giassi.

A Marracuene, i padri svolgono diverse attività interessanti:

–         Una casa accoglienza per 70 bambini senza genitori e famiglia

–         Una scuola dell’infanzia

–         Corsi di recupero per i bambini che frequentano la scuola pubblica collocata proprio nei pressi della missione

CuochiPerBene–         E soprattutto una scuola di secondo grado che ospita più di novecento alunni: iniziativa che ha avuto inizio nel 2010 e ora è la le scuole più ambite dalle famiglie del distretto di Marracuene che conta più di 120 mila abitanti (es. Blood Diamond – Diamanti di sangue, con Di Caprio, 2006 è stato girato in parte a Marracuene e Maputo, e non in Sierre Leone e Rodesia-Zimbabwe)

A Maxixe, le attività sono ancora più interessanti:

–         Ci sono 15 comunità attorno alla città di circa 110 mila abitanti. Dal 2004 i missionari hanno messo in funzione dodici scuole dell’infanzia, quasi una per ogni comunità. Che significa: pozzo per l’acqua, struttura quasi sempre in muratura per ospitare dai 150 ai 300 bambini. Ad ogni bambino vengono garantiti i tre pasti canonici, una istruzione che si va sempre più specializzando e una prima assistenza medica.

Arrigoni–         E soprattutto a Maxixe è in attività dal 2006 la Unisaf, Università pedagogica Sacra Famiglia, con più di 170 studenti frequentanti. Le facoltà ora sono 8 e come ha lasciato detto il Direttore del distratto di Inhambane, provincia estesa quanto a metà del territorio italiano, questa scuola sta cambiando la storia di questa provincia!

Mongue. Eccoci finalmente: dista 21 km da Maxixe, conta solo 20 mila abitanti, ma le famiglie vivono quasi tutto in case di canisso, paglia. Dal punto di vista naturalistico, Mongue si trova sopra il mare, nei pressi della baia di Inhambane e per noi che viviamo a Bergamo la sua bellezza ci conquista subito. Personalmente posso comunicarvi le mie sensazioni: ho vissuto a Mongue tutto il mese di Agosto con 31 giovani e ragazzi ed stata un’esperienza entusiasmante.

Cosa c’è a Mongue? Cosa stanno facendo i missionari?

Innanzitutto è dal 2005 che p. Vittorio vive proprio presso la missione abbandonata da decenni e con un po’ di pazienza e con gli aiuti che non gli sono mai mancati dall’Italia ha riordinato

–         l’attività parrocchiale, la sacramentalizzazione e la catechesi di bambini e adulti

–         ha fatto costruire un centro di accoglienza per pellegrini che giungono a Mongue per ritiri e incontri; funziona ora anche per chi dall’Italia vuole vivere un po’ a contatto con una natura ancora incontaminata e nello stesso tempo provare a inculturarsi nella realtà africana

–         dal 2010 ha avviato una scuola professionale per falegnami e saldatori

–         ora sta costruendo una bella scuola dell’infanzia proprio accanto all’antica missione; è un lavoro che va un po’ per le lunghe, ma in Mozambico la prima cosa che occorre imparare è la pazienza. In realtà i lavori in muratura sono giunti ad una soluzione soddisfacente, manca ancora il tetto e tutti gli impianti, ma qualcosa è fatto…

–         Grazie a questa bella iniziativa, ‘Cuochi per bene’ credo che potremmo dare la possibilità a Fratel Franco di terminare la cucina e costruire il refettorio.

–         Cucina e Refettorio serviranno in primis per i bambini che frequentano la Vescoviscuola dell’infanzia di Mongue e poi per una scuola professionale per cuochi. La scuola dell’infanzia, anche se non esiste una struttura confacente funziona già dal mese di maggio. I bambini che la frequentano sono circa un centinaio: il numero aumenta tutti i giorni. Nonostante non ci sia una casa accogliente, i genitori li mandano volentieri in missione perché sanno che avranno tutti i giorni tre pasti garantiti e delle brave insegnanti che si preoccupano della loro educazione e prima istruzione. Molti di loro, infatti, parlano il ghitonga o shizua, pochi il portoghese, che è la lingua ufficiale di tutto il Mozambico. L’istruzione della scuola dell’Infanzia permette a questi bambini di imparare il portoghese e cominciare a leggere e scrivere le lettere dell’alfabeto. Personalmente posso dire di aver trascorso alcuni giorni con i bambini e le loro insegnanti: ho provato sensazioni che rimangano e segnano la vita di chiunque ama i bambini.

–         Il progetto vuole puoi aiutare alcuni giovani a diventare provetti chef: difficile sapere come sarà il futuro prossimo di questo paese e se ci sarà un sviluppo, ma il turismo primo o poi diventerà fonte di lavoro e ricchezza. Il Mozambico presenta paesaggi fantastici e sorgono già qua e là Resort confortevoli, per lo più voluti e gestiti da imprenditori turistici che vengono dal Sud Africa. Già Fra Alessandro che vive a Marracuene, ha fatto in modo che alcuni dei giovani della casa di accoglienza frequentassero scuole per chef con ottimi risultati: già hanno trovato impiego presso alcuni ristoranti della capitale e con il frutto del lavoro si sono già costruiti una bella casa in muratura e costituito famiglia, loro che ero orfani di genitori. Lo stesso, grazie anche al nostro sostegno, può avvenire a Mongue, ce lo auguriamo.

 

Non può mancare un grazie sentito a tutti gli artefici e organizzatori di questo evento:

–         Enrico e Roberto Cerea del Ristorante Da Vittorio (Brusaporto)

–         Stefano Arrigoni e Paolo Benigni dell’Osteria della Brughiera (Villa d’Almè)

–         Daniel Facen del Ristorante Anteprima (Chiuduno)

–         Ezio Gritti dell’Osteria di Via Solata (Bergamo Alta)

–         Loredana Vescovi e Camillo Rota dell’Antica Osteria dei Camelì (Ambivere)

–         Paolo Frosio del Ristorante Frosio (Almè)

–         Mario Cornali del Ristorante Collina (Almenno San Bartolomeo)

–         Pierangelo Cornaro del Colleoni dell’Angelo (Bergamo Alta)

–         Giuliano Pellegrini del Ristorante Lio Pellegrini (Bergamo)

 

Grazie mille a tutti i convenuti. Gesù amava ripetere: ‘il regno d Dio è simile a una re che ha indetto un banchetto… con cibi eccellenti e vini succulenti’. Che questa cena regali anche a noi salute e felicità.

Qui a Messa ci si diverte

Destinazione: Maputo Sguardo dal finestrino del fuori strada che viaggia sulla strada nazionale EN1. Unica arteria asfaltata che percorre il paese da sud a nord, in direzione Maxixe che dista 550 Km. A poca distanza dall’aeroporto, sul lato destro, a pochi metri dalla strada, si susseguono abitacoli: baracche di caniço arrinadiacchite e addobbate con mezzi di fortuna: pezzi di lamiera, cartoni, teloni, stracci. Munite di un proprio giardino privato, spiazzo di due metri quadrati di arida terra rossa e sabbia, dove i bambini giocano a rincorrere un copertone di ruota sfatto. Sul lato sinistro, si estende, imponente e fumosa, una distesa di rifiuti popolata da un esercito di uomini e bambini, cercatori di beni commestibili, beni riciclabili, materiali riutilizzabili e speranza di sopravvivenza. Poi al crepuscolo subentra il buio che inghiotte ogni immagine.

Maxixe Sguardo lungo i marciapiedi. Dissestati, martoriati, disseminati di buche e ostacoli, detriti e reperti non proprio archeologici, a prova di slogatura e inciampi; meglio muoversi nel mezzo della carreggiata. Svolta a sinistra, nel cuore pulsante della cittadina. Qui si snoda l’attività commerciale. Sui marciapiedi e lungo la strada, stuoie posate a terra cariche di mercanzie di vario genere: patate, insalata, banane, manghi, papaie, noci di cocco, uova, biscotti fatti in casa, pesce fresco, polli vivi, polli morti, vettovaglie, ruote, fustini di vernice vuoti, bottiglie piene e altro ancora. Accasciate sulla stuoia accanto alla loro merce, donne con allegato figlioletto fasciato sulla schiena da una kapulana. Altri bambini siedono pierodiligentemente al fianco della madre o delle sorelle maggiori. Niente strilli né capricci, nessun pianto. I piccoli dormono beatamente, i grandicelli osservano. Accanto il pattume decora le strade, si confonde e si mischia con i colori vivaci e brillanti delle Kapulane, dei vestiti, della strada, della terra, della sabbia, della merce, conferisce un tocco esotico all’ambiente circostante.

Santa Messa alla Comunità di Matadouro Sguardo alla chiesa. Facciata: muro dell’altezza di 1 metro e 50 circa di mattoni lasciati al rustico, che seguono tutta la parte perimetrale. Agli angoli spuntano i pali di legno che svettano in altezza alla cui sommità vengono legati con estrema perizia i teloni variopinti che fungono da tetto, per circa 2/3 della superficie. 1/3 rimane a vista. Porta: non c’è. Guglie: non servono. Navata: una, a forma rettangolare. Colonne: pali di legno per sostenere al centro i teloni. Pavimento in sabbia rossa mozambicana. Sguardo sui fedeli. C’è aria di festa. Otto matrimoni e nove battesimi e molti invitati. Prime file di sedie riservate ai parenti. Chiesa gremita. I posti a sedere sono esauriti. Una Signora lungimirante entra direttamente con una sedia che si porta in testa e prende posto dove meglio crede. Gli altri, uomini, donne, anziani, anziane, giovani, bambini, iniziano a tappezzare il pavimento con stuoie e kapulane e poi compostamente siedono. Ormai non c’è più alcun spazio, diventa difficile persino posare i piedi a terra. Un turbinio di colori incanta e confonde. Sguardi che incrociano sguardi. Occhi sgranati su intimiditi visini. Occhi stanchi sotto fronti rugose. Occhi vivaci e curiosi. Occhi austeri e fieri di essere lì. Poi via coi canti, musica e direttrice d’orchestra. Entra il corteo di sposi, seguito dai battezzanti, quindi i parenti, infine il celebrante. Si suona, si canta e si balla e ci si dimentica di navate, colonne e capitelli, guglie e cupole, perché oggi è festa per davvero, la gente è sinceramente felice, le spose son radiose nei loro vestiti di seconda, terza o quarta mano. Ma chi se ne importa! Tutti ne son coinvolti, anche coloro che han trovato posto nel 1/3 a vista cielo e ora brillano più degli altri imperlati come sono di sudore. Potrebbe sembrare strano ma qui, a Messa, ci si diverte.  Nadia Milesi

Ciao sono Franciele

5851Franciele è una bambina molto allegra e simpatica, vive ad Assai insieme ai genitori José e Joana, in una casupola di legno, molto povera e semplice. I genitori della bambina non hanno un lavoro fisso, il padre raccoglie materiale da riciclare e lo rivende ma riesce a guadagnare molto poco e la famiglia ha bisogno dell’aiuto della Chiesa per andare avanti. Qualche volta il papà di Franciele lavora anche come bracciante a giornata, insieme alla moglie, nella piantagione della canna da zucchero, un lavoro molto duro ma sempre poco redditizio. Franciele frequenta quest’anno la IV classe della scuola ‘Rotary Club’, si impegna nello studio e ha delle buone valutazioni in tutte le materie, la sua preferita è Matematica. Gioca volentieri insieme agli altri bambini suoi compagni di classe e va d’accordo con tutti. Da grande le piacerebbe fare la maestra per insegnare a tutti i bambini ciò che lei stessa ha imparato. La mamma di Franciele desidera ringraziare fin da ora chi la vorrà sostenere a distanza permettendole di crescere istruita e fiduciosa per il suo futuro.

Ciao sono Ana Vitoria

6646Ciao, sono Ana Vitoria, sono contenta di scriverti anche quest’anno qualcosa di me. Padre Roberto ci ha parlato un po’ della difficile situazione economica che state vivendo in Italia e pertanto ti ringrazio davvero molto per quello che fate per me. Ogni giorno, nelle preghiere del mattino, preghiamo per chi ci sta aiutando. A scuola quest’anno frequento la V classe della primaria, sono un’alunna simpatica e mi piace parlare molto ma i miei professori a volte mi rimproverano per questo. Studio e mi impegno e i miei voti sono abbastanza buoni. Non mi piace molto studiare, soprattutto ho delle difficoltà in matematica ma in compenso mi piace molto leggere libri e anche riviste per ragazzi, che spesso scambio con quelle delle mie amiche. Ora ti saluto e ti mando un forte abbraccio.